Padre Adriano: "Obiettivo 12 aule"

Cajed continua il suo percorso e rinnova gli obiettivi. Occhi puntati sulla scuola, aperta a tutti

Cajed continua il suo percorso e rinnova gli obiettivi. A Bafoussam, in Camerun, dove Padre Adriano Armati ha dato vita all'associazione che aiuta i giovani (e i meno giovani) locali a formarsi e a trovare un lavoro, adesso il traguardo diventa il completamento delle aule studio. Cinque sono state realizzate e sono già perfettamente attive, le altre devono essere completate.

“La scuola è a metà strada – spiega lo stesso Padre Adriano durante un suo breve rientro in Italia per visitare i parenti – rispetto al progetto originario. Il sogno è quello di avere ben più aule rispetto alle 5 attuali. Complessivamente sarebbero 12, da realizzare entro il perimetro di due ettari di proprietà della diocesi”. Dunque servono fondi, ora più che mai. Anche se in prospettiva ci sono già delle novità interessanti. “Ci stiamo accordando con la Comunità Papa Giovanni XXIII di Don Benzi – continua il missionario bergamasco – per portare avanti il progetto a lungo termine. Io ho 68 anni (compiuti da poco, ndr), abbiamo creato una struttura che consente di dare lavoro a 70 persone, che ricevono uno stipendio ogni mese. In più c'è la scuola, che insegna a tutti un mestiere e dà loro un futuro. Per stare all'interno del progetto e farlo crescere ulteriormente, oppure per uscire e farsi la loro vita dove desiderano. Tutto questo però deve avere un domani al di là delle singole persone. La soluzione che si è trovata, senza nemmeno cercarla in verità, è appunto con la Comunità di Don Benzi, che avrebbe l'ambizione di costruire due case di accoglienza lì sul posto. Questo darebbe a me la possibilità di avere uno di loro come referente per continuare l'attività iniziata anni fa e che ormai ha assorbito completamente la mia vita”.


Nella scuola c'è molto spazio per la parte pratica, e uno piccolo ma significativo per quella teorica. Si insegna il lavoro ai maschi e anche alle femmine, con le logiche differenze dovute alle possibilità di ognuno. L'obiettivo primario è di finire le strutture, mentre gli insegnanti sono in gran parte già reperibili sul posto. “Stiamo finendo il secondo piano dello stabile dove vivo – chiude Padre Adriano – per avere altre quattro stanze. Per stare vicino all'attività mi sono spostato a vivere a fianco del capannone. E accanto alla mia ci sono altre 4 o 5 stanze dove è possibile accogliere le persone che vengono a farmi visita, o gli italiani che restano per qualche giorno, o ancora persone che momentaneamente non sanno dove stare”. Tra loro, anche ragazzi di strada, o usciti dalla prigione, che in Cajed trovano un approdo sicuro e la possibilità di rientrare a pieno titolo nella società. “Per questi ragazzi ho assunto un maestro ad hoc, per insegnare loro a leggere e scrivere. Per inserirli poi nella scuola professionale che abbiamo. Uno in particolare, che ha una famiglia ma non poteva permettersi di andare a scuola, oggi è da noi ed è il migliore di tutti: ha una votazione di 19 su 20. Alla fine del terzo anno, c'è persino un esame supervisionato dal Ministero degli Affari Professionali, che dona un'attestazione, un diploma attitudinale riconosciuto dallo Stato”. Piccoli miracoli, che con Cajed sono pane quotidiano.

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